Fascicolo 1-2 2009 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 12 Gennaio 2010 10:26

Copertina RivistaRivista semestrale (1 e 2/2009)
ISSN 0390 - 2439
Autorizz. n. 295/2003 del 7 luglio 2003

Direttore: Vittorio Novelli

Redazione: Maurizio Bufalini, Giuseppe Fiandanese, Rocco Casale, Massimo Nunno


COMITATO SCIENTIFICO
Francesco Fedi (Presidente), Renato Borruso, Giampio Bracchi, Augusto Leggio, Aldo Roveri, Domenico Talia, Guido Vannucchi


SOMMARIO

VITTORIO NOVELLI: Banda larga: una sfida?

MAURIZIO QUATTROCIOCCHI: Uno strano "Modus" di dematerializzare. Il Progetto diventa Sistema.

MARCELLO PISTILLI: Occorre alzare il livello di guardia!

VALERIA ANDREOSE E UGO STOCCO: Risorse Umane: specialty o commodity?

ENZO FERRARI: Il Data Governance Maturity Model

CIRO FANIGLIULO: L'importanza della compliance nella IS Governance

RUBRICHE: NEWS, LETTURE

 


 

BANDA LARGA: UNA SFIDA?

Non potevamo non aggiungere qualche riflessione al dibattito, che si è aperto con la decisione dei primi di novembre u. s., da parte del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di congelare gli 800 milioni, destinati al rilancio della larga banda.

Chiaramente la problematica è di grande portata sia per il Paese in generale, che per gli aspetti economici ed occupazionale collegati. Di questo hanno parlato, con forza e con diverse argomentazioni, tutti i Soggetti coinvolti: Associazioni, Sindacati, grandi Imprese, impegnate nel settore. Considerato che gli interessi sottesi sono numerosi, fino  agli aspetti riguardanti l'occupazione, in un settore, quello dell'ICT, che risente in Italia, anche più che in altri settori, della crisi. Condizione che appare più allarmante, se si considera l'aspetto che riguarda le possibilità future di sviluppo del Paese, legate alle nuove tecnologie.

Si sono valutate in 60.000 posti di lavoro, le mancate opportunità che deriverebbero dal punto di vista sociale. E questo è un dato che fa pensare, considerando anche l'antitesi nei termini della decisione, presa proprio per far fronte all'emergenza occupazionale.

La notizia si è diffusa durante lo IAB Forum, la manifestazione sulla comunicazione interattiva svoltasi a Milano, che si è fatto subito promotore di un'azione congiunta da parte dei diversi Operatori interessati.

È stata quasi una sollevazione, alla quale hanno anche aderito diverse forze politiche, come diffuso dagli Organi di stampa. Gli stessi Ministri Scajola e Brunetta, sono intervenuti alla ricerca anche di una soluzione mediata, che alla fine sembra essere stata individuata nella definizione di un piano piuttosto soft, in base al quale gli 800 milioni verrebbero diluiti in alcuni anni, con una prima tranche di 200.000 - 250.000 Euro da prevedere già per il 2010.

Questa è la cronaca ad oggi 12 novembre 2009, che avrà sicuramente nelle prossime settimane i necessari sviluppi.
Ma a me premeva porre l'accento più sugli aspetti strategici e di sviluppo culturale, che una tale problematica potrebbe avere per il nostro Paese: lo sviluppo dell'ICT (o meglio dell'ICMT, come molti lo ribattezzano, comprendendo nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione anche i media), non ha avuto in Italia quell'attenzione di interesse strategico che doveva avere.

L'interesse c'è stato in verità, ma non tanto ad affrontare le competizioni tecnologiche globali, spingendo su ricerca, innovazione e nuove generazioni (più adeguate a certi tipi di sfide), quanto a concentrarci spesso su un mercato interno, sia pubblico che privato, nel quale portare l'innovazione proveniente da altri Paesi (non è un delitto, intendiamoci, purché l'azione venga bilanciata da un'altrettanto forte iniziativa interna).

Un mercato pubblico peraltro polverizzato in iniziative, sia pure lodevoli, che le attuali tecnologie tendono viceversa a riproporre in una visione globale e unificante.

Se vogliamo fare economie ci sono spazi enormi anche nello stesso ICT (oltre che in tanti altri settori), e le risorse potrebbero essere convogliate alla competitività globale, uscendo dal nostro Paese con le valige piene di novità, perché no anche rivoluzionarie (senza spaventarci della parola, il settore richiede proprio questo).

Io, che vengo da un'epoca in cui si affermavano grandi progetti nazionali, nel mondo dell'informatica giuridica e dell'information technology in generale, progetti che richiamavano l'interesse di Paesi come gli Stati Uniti o la Cina, non posso che augurarmi che il nostro Paese, con le sue immense risorse intellettuali ed umane, sappia riproporsi in posizioni di avanguardia in questo settore così strategico per lo sviluppo.

Un'epoca quella, in cui abbiamo lavorato per far emergere gli aspetti unificanti dell'informatica piuttosto che quelli di frammentazione.

Non diciamo nulla di nuovo se affermiamo che viceversa innovazione e ricerca trovano difficoltà endemiche in Italia e che forse proprio in questo campo dovremmo operare di più, per cambiare il clima.

Un clima di studio, organizzazione e competitività, che sta invece caratterizzando molti dei Paesi emergenti dell'Asia e non.

Vorremmo che le nostre valige fossero piene di cellulari, di fotocopiatrici, di software gestionali, da proporre in campo internazionale, con una qualità di chi non produce solo per fare business, ma con l'intento di servire nel modo migliore l'utente finale. E che le autostrade della comunicazione, in fondo come quelle in cemento del nostro boom economico, si realizzino al più presto aprendo non solo ai business interni, ma soprattutto ad una nostra più forte presenza sul web, con una proposta italiana o, se vogliamo "made in Italy", efficace, capace di riproporci nelle posizioni che i nostri grandi precursori della comunicazione e dell'ICT avevano tracciato.

Banda larga significa una rete diversa con maggiori possibilità di accedere a film, eventi sportivi o musicali life, ed un conseguente trasferimento alla rete di una consistente parte dei budget pubblicitari. Un grande business, con tutte le relative conseguenze.

A noi piace pensare anche ad un Internet, che apre a servizi di grande valenza sociale, come un'efficiente formazione a distanza, videoconferenze con nuovi livelli di ergonomia, feeling e sicurezza, un decollo definitivo di telelavoro, telemedicina, processo telematico, ecc., e soprattutto, di riflesso, finalmente un significativo risparmio energetico e vantaggio ambientale, per la collegata riduzione della mobilità. Certamente con un giusto equilibrio fra mondo virtuale e contatto umano.

In questo quadro positivo non posso non aggiungere l'auspicio che le strade telematiche si riempiano sempre più, a livello globale, di persone che visitano i nostri Siti, le nostre città virtuali, accedendo ai nostri server, capaci di diffondere nel mondo, in maniera, una volta tanto semplice, senza progetti faraonici, la nostra cultura, l'arte ed in generale lo stile italiano.

Consentite ad un vecchio Presidente di Cassazione, innamoratosi un giorno dell'informatica (ahi Voi), di dire queste cose, dettate dalla saggezza degli anni e da una visione irrimediabilmente sempre innovativa e creativa.

VITTORIO NOVELLI

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Gennaio 2011 19:26