Fascicolo 1-2 2011 PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 11 Gennaio 2012 00:00

Copertina RivistaRivista semestrale (1 e 2/2011)
ISSN 0390 - 2439
Autorizz. n. 295/2003 del 7 luglio 2003

Direttore: Vittorio Novelli

Redazione: Maurizio Bufalini, Giuseppe Fiandanese, Rocco Casale, Massimo Nunno


COMITATO SCIENTIFICO
Francesco Fedi (Presidente), Renato Borruso, Giampio Bracchi, Augusto Leggio, Aldo Roveri, Domenico Talia, Guido Vannucchi


SOMMARIO

GIUSEPPE FIANDANESE e VITTORIO NOVELLI: Trasparenza ed e-democracy

FRANCESCO FEDI: Il COST (European Cooperation in Science and Technology) e le telecomunicazioni

MAURIZIO QUATTROCIOCCHI: Il Portale Numismatico dello Stato

MARCELLO DIMITRI: Il processo di sviluppo professionale continuo

FABRIZIO CIRILLI: Qualifica e certificazione degli auditor dei SGSI (tra leggenda e realtà)

RENZO TRAVERSINI: Il Predictive Performance Management

ROBERTO PANZARANI: Vivere sull’orlo del caos: dal management tradizionale al management della complessità

FORUM DELLE COMPETENZE DIGITALI: La professione ICT

RUBRICHE: NEWS, LETTURE


TRASPARENZA ED E-DEMOCRACY

Il tema della trasparenza e della partecipazione del cittadino alle decisioni politiche e amministrative si è posto in maniera sempre più evidente in questi ultimi anni, con l’affermarsi delle nuove tecnologie dell’informazione nel mondo.

L’ICT è divenuto, in effetti, un determinante strumento di trasparenza e di e-democracy.

L’accesso alle informazioni che riguardano l’Amministrazione Pubblica è sempre più possibile, ad un livello impensabile venti o anche dieci anni fa. Il mondo cartaceo, su cui poggiava in passato e in parte poggia tuttora la PA centrale e quella periferica, rendeva praticamente impossibile accedere a contenuti di interesse generale e chiaramente del cittadino stesso.

Il passaggio ai sistemi di elaborazione proprietari, aprì in effetti degli spiragli per una disponibilità più ampia dell’informazione.

Furono proprio alcune realizzazioni degli anni ’70, come gli stessi Italgiure e Guritel, all’origine dello stesso Inforav, che aprirono al concetto di accessibilità, tramite mezzi informatici, al dato pubblico e in particolare a quello giuridico. Prima di questi le sentenze, come le leggi e gli altri atti normativi, erano custoditi in grandi volumi cartacei, di difficile accesso.

L’avvento di Internet negli anni ’90 e soprattutto di Google e degli altri motori di ricerca hanno reso disponibile a chiunque tutto ciò che veniva posto in rete in linguaggio HTML (HyperText Markup Language).

Con l’HTML, solitamente usato per i documenti ipertestuali disponibili nel World Wide Web, e successivamente sviluppatosi in nuove versioni fino all’HTML5, passando per l’XML ed altri metalinguaggi, nasce in effetti un’era di democrazia dell’informazione a livello globale, che determina un diverso approccio da parte del cittadino nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, e viceversa la necessità da parte di queste di adeguarsi ai tempi, sia pure con alterne vicende.

Contemporaneamente, il concetto di “open”, partendo dallo stesso mondo del software (“open source”) si estende man mano a numerosi settori, fra cui quello della PA.

L’accesso libero ai contenuti, spinto soprattutto da Internet, coinvolge il mondo intero.

“Open data” è quindi un naturale passaggio verso l’apertura di altre categorie di dati, finora non direttamente disponibili al cittadino.

Gli “open data”, sono, infatti, alcune tipologie di dati liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo, che ne limitino la riproduzione. L'“open data” si richiama alla più ampia disciplina dell’“open government”, cioè una dottrina in base alla quale la Pubblica Amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione; e ha alla base un'etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l'“open source”, l'“open access” e l'“open content”.

Cos’è che oggi non è “open data” nella PA? Diremmo due categorie di dati:

-   quelli che per vari motivi si vuole o si deve mantenere riservati (ricordiamo quanto impegno viene profuso sul versante opposto della “privacy”)

-   quelli che fanno parte, per tradizione o necessità, di banche dati strutturate, per loro natura fino ad oggi poco accessibili (ma che nuovi linguaggi e interfacce possono riportare facilmente in formati “open”).

Si tratta di un passaggio finora poco preso in considerazione da sistemi che si erano prima rivolti prevalentemente all’informazione non strutturata e testuale (“text retrieval”), presente soprattutto in formato HTML. La soluzione tecnica è comunque alla portata degli strumenti a disposizione.

L’ICT costituisce, anche in Italia, un importante strumento di spinta verso la trasparenza e la partecipazione.

Vogliamo distinguere due aspetti della tematica:

-   l’ICT per la trasparenza dei comportamenti individuali nei confronti della legge

-   l’ICT per la trasparenza del sistema pubblico e la partecipazione del cittadino.

La trasparenza, dunque, non va soltanto intesa come un’esigenza del cittadino nei confronti della PA, ma anche come un dovere del primo, per quanto riguarda i propri obblighi nei confronti della legge.

Sotto il primo profilo, l’ICT può dare, evidentemente, un grosso contributo in numerosi campi, per un più corretto rapporto dei cittadini con le Istituzioni. Spesso tuttavia si notano difficoltà e rallentamenti nell’applicazione delle nuove metodologie, a causa di vari fattori non sempre ponderabili e malgrado la particolare importanza e attualità delle relative problematiche.

Si citano in questo campo, a titolo esemplificativo:

-   il contrasto all’evasione fiscale e al lavoro in nero

-   il controllo integrato delle prestazioni del sistema sanitario nazionale

-   il contrasto agli illeciti finanziari.

In tutti questi casi la realizzazione di sistemi informatici integrati, basati sul controllo incrociato, sul data meaning ed altri strumenti avanzati, può dare risultati notevoli. Sarebbe peraltro auspicabile il raggiungimento della totale eliminazione della moneta fisica a vantaggio di transazioni virtuali, dalle maggiori cifre ai piccoli pagamenti tramite borsellino elettronico. Un passaggio che le attuali tecnologie rendono possibile, consentendo, in tal modo, un’altra rivoluzione “copernicana” verso la trasparenza. Ma forse proprio questo ne ostacola il cammino.

Considerando poi gli aspetti che riguardano la trasparenza della PA verso il cittadino, va tenuto presente che i passi in avanti registrati negli ultimi anni sono stati notevoli.

Il recente Rapporto, sviluppato dall’Inforav, in collaborazione con l’Università del Salento, sui Siti istituzionali delle Regioni ha evidenziato un notevole fermento in tal senso ed anche buoni risultati raggiunti.

La stessa “Direttiva 8/2009” del MiPAI per la riduzione dei siti Web delle PA e per il miglioramento della qualità dei servizi e delle informazioni on line al cittadino, motiva la sua azione come segue: “Nel quadro degli indirizzi di modernizzazione delle Amministrazioni Pubbliche, particolare rilevanza assume ormai da anni l’adozione di iniziative e strumenti di trasparenza, di relazione, di comunicazione e di informazione volti a costruire un rapporto aperto e proficuo con cittadini ed utenti.”.

Ma al tempo stesso viene posto dalla Direttiva il problema dell’elevata eterogeneità:

“Sinora la realizzazione dei siti Web delle Pubbliche Amministrazioni è nata dalla iniziativa dei singoli enti con modalità spesso eterogenee”.

Il problema della eterogeneità emerge anche dal nostro Rapporto e assume una dimensione significativa, se si pensa all’elevatissimo numero di siti della PA periferica, fra cui Comuni, Municipi, Strutture sanitarie, altri Enti locali, ecc.. Una frammentazione, che non aiuta la trasparenza e, che, oltre a costare tanto, determina difficoltà di accesso all’informazione, difformità, disallineamenti e incompatibilità.

Siamo, inoltre, il Paese che ha l’ordinamento con il maggior numero di leggi. Il Ministero per la Semplificazione Normativa evidenzia quanto segue: “Semplificare significa introdurre elementi di chiarezza e sistematicità nell’ordinamento, intervenire sulla quantità delle leggi ma anche contribuire alla qualità della regolazione e alla competitività e allo sviluppo del Paese. Si calcola che il numero degli atti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale superi l'incredibile cifra di 430.000. Per la maggior parte, si tratta di regole obsolete e inutili che rendono il nostro ordinamento un sistema farraginoso, confuso e, soprattutto, incomprensibile: una “montagna di carta” che limita la libertà dei cittadini, scoraggia la competitività delle imprese ritarda i tempi di decisione e di erogazione dei servizi da parte delle amministrazioni e, soprattutto, comporta uno spreco inutile di denaro pubblico.”. Un sistema complesso e farraginoso, e quindi poco trasparente, gestibile solo con altissimi costi e con disfunzioni nei procedimenti giudiziari sotto gli occhi di tutti.

Rimane peraltro un grande dilemma su quanto si voglia o si possa rendere il sistema realmente trasparente sia per quanto riguarda il rapporto del cittadino nei confronti della PA sia viceversa.

Ognuno si è ormai assuefatto a questo stato di cose e anzi ci convive (visto che il mio vicino usufruisce di qualche beneficio ottenuto in maniera scorretta, allora lo devo fare anch’io) e ne diventa artefice.

L’azione di contrasto a questa tendenza ovviamente c’è. C’è nell’uso appropriato degli strumenti della comunicazione messi in atto da molte Amministrazioni Pubbliche, c’è nelle indagini meritorie, che spesso fanno giornali e network televisivi sulle disfunzioni del sistema o su argomenti scottanti. Ma si tratta in questo secondo caso di soluzioni spot che, pur dando un importante contributo, non risolvono il problema.

Dunque, luci ed ombre.

Del resto non tutto, ovviamente, può essere trasparente. Oltre certi limiti si va a interferire con la privacy o in certi casi, rendendo pubbliche alcune informazioni a livello globale, si possono ledere gli interessi del Paese: ricordiamoci che Internet non è soltanto espressione incondizionata della democrazia e del bene. Di fronte a questi ultimi aspetti verrebbe da pensare a politiche più conservative e meno trasparenti, ma questa è un'altra componente complessa del problema, che non tratteremo ora.

Riteniamo, comunque, che i mutamenti tecnologici vadano anticipati e non inseguiti. La partita della trasparenza e dell’e-democracy si può giocare e vincere con un approccio forte e innovativo, che metta al centro l’interesse generale del Paese e dei singoli territori, coinvolgendo veramente in queste sfide il cittadino.

Modalità e strumenti da attivare, a costi peraltro estremamente contenuti rispetto alle a volte faraoniche realizzazioni della PA, possono far parte di un progetto, che richiedebbe una volontà politica, ma che si potrebbe affermare anche da solo, come il Web spesso propone a livello globale.

GIUSEPPE FIANDANESE
VITTORIO NOVELLI

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Gennaio 2012 11:24